Memorie dal sottosuolo : Vodka e Freddo a San Pietroburgo


All’età di 18 anni, cominciai a leggere sotto consiglio di un amico “Delitto e castigo”. Il libro mi colpì e mi innamorai quasi subito di Dostoevskij soprattutto, ma anche di Puskan, Turgenev e Gogol. La Russia entrò nella mia memoria attraverso le parole di quei giganti delle letteratura. Una città era spesso ricorrente, così tanto, che alla fine pensavo di esserci stato e di conoscerne la gente anche senza averla mai visitata. Questa città è San Pietroburgo. Se guardate una mappa geografica del Nord-est Europa, vedrete che San Pietroburgo si trova esattamente alla “fine” del mar Baltico. Durante tutta la sua storia, dalla sua creazione sotto il regno di Pietro il Grande, ha rappresentato il crocevia tra la Russia continentale ed i paesi europei. Trovandomi ad Helsinki per ragioni di studio, ho trovato molto interessante l’opportunità di andarla a visitare via mare. Quelli che si sono interessati ad un viaggio in Russia si sono probabilmente confrontati con i problemi relativi al visto. Ottenere il visto turistico per la Russia non è infatti molto semplice, sia per i costi che per la tempistica. Invece, se s’intraprende la via marittima, attraverso il traghetto che parte da Helsinki, si ha la possibilità di ottenere un visto che prevede un massimo di 3 giorni consecutivi sul territorio russo. Necessaria anche la promessa di avere un albergo\ostello dove stare e di usare una compagnia, la San Peters Line (tra l’altro l’unica che fa questo servizio). Il costo in realtà non è così conveniente e 3 giorni non sono sufficienti a visitare la città, quindi, nel caso possiate, cercate di trovare altre alternative.

Comunque sia, non mi metto qui a scrivere di San Pietroburgo solo per parlarvi del più e del meno, ma per divertirvi con una storia folle su questo viaggio che era partito con tutti i buoni propositi e che è poi finito per essere piuttosto caricaturale. Prima di tutto devo darvi una premessa: 1) a Helsinki l’alcol costa tre volte di più rispetto a qualsiasi paese civilizzato, 2) se sei insieme a studenti in Erasmus, berrai ancor di più, 3) se combini queste due cose con un viaggio di 8 ore su una nave dove il prezzo dell’alcol è pressoché nullo, il risultato è disastroso. Diciamo che quindi tutto il viaggio è stato vissuto con parecchio alcol nel sangue. L’apice, tuttavia, sarà raggiunto non prima della seconda sera sbarcati a San Pietroburgo. Ma per tornare un po’ indietro, un piccolo inconveniente di viaggio : ritardo di 12 ore con il traghetto causa forte vento. Arrivati a pochi chilometri dal porto, ci si vede sbarrata l’entrata in città a causa delle forti raffiche di vento che avevano costretto la chiusura della diga che circonda San Pietroburgo. Una volta entrati nel porto, simpaticamente il capitano decide di schiantarsi con un’altra nave, come neanche Schettino ai tempi migliori. Così, tranquillamente sdraiato all’interno della mia cabina, guardo il mio oblò e vedo una petroliera che si avvicina velocemente alla nostra posizione. Siamo lo stesso all’interno del porto e, forse, è una pratica comune da queste parti; però dopo aver sentito la nave scontrarsi alla fiancata dell’altra, immagini del Titanic e dell’acqua gelida del circolo polare riaffiorano alla mente. Insomma, sani ma ubriachi si arriva con qualche difficoltà in città. Dopo un giro di perlustrazione della città, decido, nonostante la stanchezza, di godermi il Lunedì sera san pietroburghese insieme ad un amico spagnolo, Emilio. Emilio è un personaggio atipico e per questo mi è fin da subito piaciuto. Diciamo che è uno di quelli a cui piace fare festa, e, soprattutto, conoscere gente a caso. Se è un po’ ubriaco, non è raro che si metta a parlare con tutte le persone che incontra per strada, e con tutte, intendo proprio ogni essere vivente. A parte questo, una serata con lui è quasi garantito il divertimento. Così, decidiamo di incontrare delle sue amiche che aveva conosciuto in spagna e di fare un tour dei locali russi in loro compagnia. Dopo una serata molto piacevole fatta soprattutto da Emilio che cercava di baciare ogni forma di vita femminile nei vari locali in cui siamo stati, ci dirigiamo verso una destinazione fissa per tutte le migliori serate, il kebabbaro. Poco prima, avevo saputo che quella era la via più pericolosa della città, cosa che comunque non mi preoccupava visto che i russi sono gente mite. Quindi seduti al tavolo del kebabbaro, ancora ubriachi per la vodka bevuta, una del nostro gruppo (una ragazza un po’ in sovrappeso unica probabilmente a non aver ricevuto le attenzioni del nostro Emilio) inizia la sua fantastica idea di provocare il gruppo di brutte-facce del tavolo accanto al nostro. Non conscio di quello che stesse succedendo, guardavo fisso Emilio con la speranza di trovare almeno in lui qualche chiarimento. Probabilmente ubriaco fradicio e più ignaro di me della situazione, Emilio, invece,  continuava a guardarmi con una faccia da ebete, lanciandomi qualche sorrisino di tanto in tanto e aumentando allo stesso tempo la mia confusione e danneggiando pericolosamente il mio livello di serietà che evidentemente la situazione richiedeva. Dopo un breve scambio di battute in inglese con i nostri nuovi amici, tuttavia,  si riesce ad uscire dal locale senza un coltello nel fianco. Così, curioso di cosa fosse successo, chiedo a una delle amiche russe cosa fosse successo. La storia era la seguente: Questa simpatica ragazza russa aveva cominciato a urlare in direzione dei nostri vicini di tavolo intimandoli di guardare da un’altra parte. Così, dopo mezz’ora di reciprochi “che cazzo guardi?” e “Che cazzo vuoi?” la cosa si era calmata grazie all’intervento di altre amiche un po’ più sane di menti. L’intento di questa simpaticona russa era probabilmente quello di far intervenire noi (io e il povero Emilio) in una bella rissa tra autoctoni.  Non potendo avere le nostre attenzioni, probabilmente, voleva che dimostrassimo di poter reggere un confronto con dei veri uomini russi. Sebbene la cosa possa sembrare strana, dopo aver conosciuto un po’ di russi tutta la faccenda non mi meravigliò più di tanto. Certo è che dopo aver sentito varie  storie sulle risse in stile russo, cioè dove almeno uno, sempre gli vada bene, esce in stato di coma, tutto volevo fuorché una dimostrazione delle loro capacità di pugilato. Verso le 7 di mattina, la serata era oramai finita. Fuori c’erano almeno -5 gradi e con le mie scarpe di tela i miei piedi erano oramai in uno stato simile ad uno scalatore alle prime armi sul K2. Nonostante la mia incredibile voglia di letto, Emilio era ancora fin troppo vivace nel salutare le sua amiche. Nonostante il loro chiaro rifiuto, infatti, Emilio non si arrendeva nel provare a baciare a turni prima l’una poi l’altra con scontati risvolti negativi. Dopo 10 minuti passati al freddo e sotto minaccia di lasciarlo da solo, finalmente riuscii ad avviarmi in direzione dell’ostello.  Poco prima di addormentarmi, realizzai: avevo appena vissuto una vera serata russa, fatta di Vodka, freddo e parapiglia. DSC_0319

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