Just 10 months – Backpacking Australia –


Ho ritrovato questo articolo scritto e mai pubblicato e mi è venuto in mente di proporvelo, mi ha fatto ritornare in mente episodi di viaggio molto piacevoli. Inoltre,mi ha colpito perchè sottolinea quante esperienze e storie possono essere dimenticate dopo un viaggio di questa portata. Il ritrovarle è una sensazione appagante, come a ricordarci che sebbene ora la nostra vita è uguale a prima, dietro, alle spalle, si ha un bagaglio di esperienze lunga un anno, che rimane lì che si voglia oppure no. Il proprio passato può essere dimenticato, ma non certo cancellato. Il sollievo di questa asserzione rallegra l’animo di tutti i viaggiatori a riposo, nostalgici del viaggio e impauriti di perdere le sue lezioni e le sue storie. Ecco quindi a voi, un mio articolo scritto nel Dicembre del 2011, poco dopo essere arrivato a Sydney e poco dopo aver cominciato a vivere in spiaggia per settimane.

“Sono passati più di nove mesi da quando sono arrivato in Australia, il mio viaggio in questo continente si sta avviando alla conclusione, di cose chiaramente ne sono successe, tutto è cambiato da quando sono partito, talmente tanto che i ricordi dell’Italia sono collegati oramai a quelli della giovinezza. Sì, sembra strano, sono passati solo qualche mese, eppure quando si viaggia il tempo passa più lentamente, negli ultimi 270 giorni, sono successi 270 cose diverse, tutti più o meno degni di essere raccontate. Sono 270 giornate ma sono successe più cose che negli ultimi tre anni passati a studiare all’università. Quello che mi ha colpito e che mi ha fatto riflettere su questo, è stato un episodio successo a Darwin, che avevo completamente scordato e che è tornato a galla solo oggi dopo tanto tempo. Mi sono ricordato oggi, quasi per incanto, che la macchina presa con il relocation a Brisbane, con la quale avevo viaggiato lungo tutta la east coast, arrivata a Darwin, arrivata a 100m dalla destinazione, a 30 secondi dall’officina della compagnia, dopo cinque mila chilometri, beh, si è fusa. Era una ford falcon come la macchina che ho comprato, sebbene con più chilometri. Però il ripensarci è stato fulminante… dopo aver attraversato l’outback australiano e posti desolati dal mondo, la macchina ha deciso di finire il suo ciclo vitale a una distanza tale dall’officina che con una spinta a mano siamo riusciti a completare. Ahah, meno male non ci hanno fatto pagare niente. Oppure sempre oggi mi è tornato in mente quando a Cairns abbiamo conosciuto questo ragazzo italiano che aveva solo 12 dollari in tasca, aveva solo la macchina (dove chiaramente dormiva) e la poca benzina rimasta nel serbatoio (risparmiata fino all’ultima goccia). Lui per mangiare andava a cercare nell’immondizia dei supermercati verso le 6 di sera, orario quando tutte le cose che scadevano in giornata venivano buttate via. Certo quando ci ha raccontato di essere stato beccato dalla commessa a rovistare fra i rifiuti, ci siamo un po’ tutti pisciati addosso al solo pensiero. Oggi ripensavo anche a quanti bagni avessi effettivamente fatto nell’oceano… veramente pochi! Penso di esser stato traumatizzato dal mio primo impatto con l’oceano pacifico, quando rischiai abbastanza seriamente di affogare. Un altra cosa che mi è venuta in mente, che c’entra poco con il resto, sono gli squali. Cavolo, l’Australia ha la fama di esser uno dei paesi con il più alto numero di squali nella costa, eppure ne avessi mai visto uno, voglio dire, avessi mai visto un cartello “attenzione squali”, in tutte le spiagge che ho visitato c’è sempre, attenti alle correnti, fondale pericoloso, attenti alle meduse e su al nord anche attenti ai coccodrilli… ma squali, mai.
Stavo pensando al mio look, quando sono arrivato i miei vestiti erano stirati, anche se un po’ sguarciti dal viaggio, ed erano puliti e quantomeno profumati. Ora i miei vestiti, per quelli che mi sono rimasti, sono sporchi, pieni di macchie, sguarciti, rotti. Più volte mi è tornata in mente l’idea di buttare via tutto, poi qualche settimana fa ho trovato la soluzione: spedirò qualche vestito buono a casa, qualcosa mi terrò per il viaggio in Asia e il resto o lo venderò a qualche negozietto di seconda mano o lo regalerò in qualche paesino sperduto in Malesia.
Quello che più mi preoccupa è tornare alla vita normale. Si può secondo voi riniziare a fare le stesse cose dopo che per un periodo come questo si sono fatti tutti i giorni cose eccezzionali? Tornare al solito paesino, uscire nei soliti posti, vedere sempre le solite cose, non scoprire niente di nuovo.. un po’ mi preoccupa, il riabituarsi a quella che è la vita civile. Del resto, penso alla mia camera, ad un letto buono e garantito tutte le notti, ad una doccia calda e conosciuta, con il docciashampo già pronto ad aspettarmi. Penso anche a quelle cose frivole come televisione e videogiochi o un po’ meno frivole come la lettura e lo studio di uno strumento. Penso chiaramente anche alle persone care e agli amici. Tutte queste cose mi sono mancate e continuano a pesarmi sulla schiena. Purtroppo, tutte le persone prima o poi hanno bisogno di tornare a casa, lo incomincio a riscoprire solo adesso. Vi ricordate il ragazzo che faceva il giro del mondo in bici… ahah, anche lui ha preso una pausa dal suo viaggio e se n’è tornato in Argentina in aereo. Altri due anni a pedalare, erano veramente troppi, anche per lui che sta viaggiando da nove.
Insomma, sono tutte emozioni che penso un backpacker provi, emozioni che lo differenziano dagli altri, assefuatte come sono, dall’ abitualità.”

Sydney,  14 Dicembre 2011

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...