Yes, the river knows


Viaggiare in Asia significa dover utilizzare i più variopinti mezzi di trasporto. Le vie di comunicazione, specialmente in paesi economicamente arretrati come Cambogia e Laos, sono molto differenti e spesso in pessime condizioni. Cosicché utilizzerete bus, tuk tuk, taxi, minivan, songthaew, scooter, motociclette, biciclette, aerei, imbarcazioni veloci e imbarcazioni lente. Potreste utilizzare pick up oppure piu’ semplicemente treni. Lo spesso delle volte l’andare a piedi sara’ la miglior soluzione. Tutti questi tipi di trasporto cambieranno a secondo dell’ambiente circostante, cosicché nella piatta e sviluppata Thailandia il sistema ferroviario sarà molto efficiente, mentre nella povera Cambogia solo il trasporto via strada. In Nord Laos, laddove neanche più le strade esistono, l’unico modo sarà impegnarsi in una crociera via fiume attraverso rapide, pietre e paesaggi mozzafiato tutt’intorno. Mentre ero in movimento, guardando il mondo sconosciuto che mi circondava, avevo sempre una domanda in testa, che ronzolava interrottamente: “come possiamo essere in Italia così depressi riguardo alla nostra situazione?”. Si dice che in Italia non c’è futuro, si dice che in Italia tutto va a rotoli, eppure del ricordo che ho dell’ italia, la gente che più si autocompiangeva e che più si deprimeva era anche le prime che si permettevano beni di lusso, come iphone, televisione nuova, macchina, ecc… Forse sta proprio qui la risposta alla mia domanda, in Italia s’è perso completamente coscienza di cosa sia realmente bene di lusso. Seguendo una definizione, abbastanza da dizionario, il bene di lusso consiste in un bene non necessario alla propria sopravvivenza. In altre parole, in un bene al quale possiamo facilmente rinunciare. Cosicchè quando ricordo le memorie autodisfattiste di un futuro in Italia, mi ricordo di persone infelici non perché non avevano a sufficienza, ma di persone che desideravano avere di più. In questo caso si arriva a trovare persone ancorate al concetto di felicità come maggior numero di beni posseduti. Tutti lo sanno che questo non è vero, pero’ la mancanza di lucidità o la propria e semplice ipocrisia a voler ammettere il proprio insuccesso (perche’ se si e’ infelici di questo si tratta) porta gli uomini ad ancorarsi a quest idea, io non sono infelice per colpa mia, ma lo sono perche’ non posseggo sufficienti beni di lusso e non posseggo sufficienti beni di luso, non per colpa mia, ma per colpa della societa’ o nei peggiori dei casi per colpa di banche o classe politica (raggiungendo nel caso italiano quasi la deviazione mentale). Probabilmente avevo un pensiero simile quando ero in Italia, non riesco onestamente piu’ a ricordarmelo, ma dopo aver visto come vivevano le persone in Cambogia o ancora meglio, come vivevano le persone nei villaggi piu’ sperduti del Laos, ho capito che le nostre continue richieste e lamentele erano completamente fuori luogo. Noi abbiamo la liberta’ di viaggiare, abbiamo la liberta’ di studiare, abbiamo la liberta’ di autorealizzarci o di realizzare quello che vogliamo. Le persone che vivono in un villaggio in Laos non hanno tutte queste liberta’, loro vivono nella poverta’ ed a loro non e’ concesso cambiare la propria situazione. Molti bambini non possono andare a scuola, perche’ altrimenti la sorellina minore morirebbe di fame, gli adulti non possono viaggiare perche’ devono badare al gregge e alla propria famiglia.
Nonostante tutto questo, ho trovato nelle loro faccie, il sorriso. Non un sorriso falso, ma uno spontaneo, sintomo di una felicita’ interiore. Sono sicuro che ogni famiglia avra’ avuto il suo problema anche molto grave. Ma vivevano le difficolta con lo stessa forza d’animo, sempre pronti a lavorare sodo per se’ e per la propria famiglia. Non erano liberi, pero’ erano felici. Quest’asserzione mi fa pensare, pero’ non l’approfondiro’ piu’ di tanto. Certamente non ritengo essere il popolo laotiano un popolo superiore a quello italiano, lo so che le culture influenzano pesantemente il modo di vivere (la cultura buddista in questo caso puo’ avere pesanti influenze su questo modo di vivere), ma sempre uomini sono anche se in ambienti diversi.
Purtroppo le persone che viaggiano sono poche, le comparazioni rimangono quindi limitate a ambienti fin troppo simili. La maggior parte delle persone, nella maggiorparte dei paesi sviluppati, continuerà a pensare che il successo o l’insuccesso, la felicità o l’infelicità dipenda da altri e non da noi stessi. Spenderà la propria vita in sciocchezze, in oggetti che lo renderanno felice solo per brevi momenti, andando di oggetti in oggetti, mai sentendosi realmente appagato della propria posizione. Persone che vagano sul mondo senza uno scopo o un obiettivo, o peggio, senza saper bene quello che realmente cercano. In altre parole, dei completi idioti. O forse l’idiota sono io a farmi tutte queste domande, domande che del resto hanno risposte solo soggettive e parziali.
Comunque, come vi dicevo, in Laos settentrionale, l’unico modo per viaggiare era la barca a motore. Una barca di legno alla quale e’ stata aggiunto un motore di una macchina, ipotizzo. L’esperienza che avrete percorrendo un fiume con la barca sarà qualcosa che rimarrà segnato nella vostra memoria. Oltre al paesaggio in sè, la sensazione di essere tornato indietro nel tempo, il vedere bambini giocare sulla riva del fiume, donne laotiane lavorare qualche tipo di utensile, uomini intenti alla pesca nel fiume vi farà avere un videoclip di come fosse la vita dell’uomo prima della globalizzazione. Mentre attraverserete montagne scosciese, ricoperte di fitta vegetazione, vedrete villaggi di capanne nascoste tra gli alberi capirete come sia la vita della maggiorparte delle persone in Laos. Ho utilizzato questo mezzo di trasporto in solo due occasioni: per risalrire il Nam tha e per raggiungere il confine con la Thailandia sul Mekong. Quest’ultimo in particolare ha segnato la mia coscienza. Due giorni, interminabili e noiosi, su una barca, insieme ad altri laotiani (turisti nel tratto che ho fatto erano pochi), ascoltando musica e guardando incuriosito il mondo circostante. Io ero estraneo a quei posti, vedevo tutto come se non mi appartenesse, le persone sulla riva guardavano a me come a qualcosa di usuale, ma di qualcosa che al fin dei conti non conoscevano. La curiosità era reciproca, entrambi, io sulla barca e loro sulla riva del fiume, ci guardavamo reciprocamente cercando di capire quale fosse il vero significato dietro a quello che stavamo guardando, di capire come sarebbe stato se le nostre vite fossero state invertite. Il mistero aleggiava sulle nostre figure, un mistero che mai verra’ dissipato.

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2 risposte a “Yes, the river knows

  1. L’infelicità che descrivi dell italiano è decisamente comune in “occidente”, essendo stato negli USA posso dirti che il conformismo,la propaganda e l appiattamento culturale mietono piu vittime che da noi….dove purtroppo l’egoismo e il nostro crederci più furbi degli’altri ci porta ad avere livelli di corruzzione assurdi ed in ogni ambito… cosa che magari dalle altri parti hanno pure, ma non hai nostri livelli.
    Cmq complimenti ancora per il blog e per il viaggio! 🙂

    • Immaginavo che in USA non se la passassero tanto meglio, quello che mi chiedo io è se sia comune a tutti i paesi economicamente sviluppati. Guardando un po’ la storia, di solito la gente non si lamenta quando sta male, ma quando ha qualcosa e ha paura di perderlo o quando si vede ridurre lo stile di vita. Del resto, penso, ci è difficile realmente capire quando si “sta male”, cosicché tutta la nostra vita si basa su una comparazione dell’esperienza. Il caso italiano ha secondo me di atipico che molti giovani sono ignoranti(comunque notevolmente meno che in paesi anglosassoni) e che non viaggiano. Quando gli italiani viaggiano di solito sono in gruppo di altri italiani (magari amici di paese), vanno in posti dove hanno avuto già informazioni da altri (vedi in questo caso Spagna, Londra, Messico, Brasile, India, Thailandia) e soprattutto si comportano come se fossero ancora in Italia. Come si può pretendere che tal tipo di viaggiatori migliorino se stessi(e di conseguenza il nostro paese) se partono già con una mentalità così chiusa?
      Forse attribuisco troppo importanza a quello che per molti è solo un hobby, però penso veramente che il viaggiare sia educativo come e quanto il sistema scolastico.
      Comunque, a tal proposito sto scrivendo un altro articolo, lo so che mi sto dando un po’ troppo al filosofico, però di qualcosa bisognerà pur scrivere 🙂

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