Vaneggiamenti di un pruner


Una volta un amico mi disse che lui avrebbe voluto vivere senza lavorare, che il suo desiderio più intimo sarebbe stato quello di viaggiare sì, però di farlo senza doversi preoccupare dei soldi che finivano e di conseguenza dell’eventuale ricerca del lavoro. Un altro amico, conosciuto qua in Australia, pensava più o meno la stessa cosa. Lui riteneva che passare la vita a lavorare non fosse solo un semplice spreco di tempo, ma una vera e proprio maledizione caduta sull’uomo che lo priva di auto-realizzarsi, ovvero di poter sviluppare liberamente le proprie passioni. Insomma, riflettendo penso che questo pensiero sia comune a molte persone e non è difficile ritrovarlo in diversi libri e film, pensate a Fight club, quando Brad Pitt proclama la propria idea: “voi non siete il vostro lavoro”. Siete è la parola chiave. E’ nel momento in cui scatta la molla, in cui ci si comincia a chiedere chi veramente siamo, che le cose cambiano. In questi momenti di rottura di una vita della persona ci si incomincia a chiedere se quello che siamo rispecchia veramente quello che vorremmo essere . Spesso è questa la domanda che crea infelicità, anzi crea depressione dovuta da un certo sentimento di ineluttabilità. Ma allora perché non riusciamo semplicemente ad essere quello che vogliamo, è possibile mai che le persone non riescano ad essere quello che vogliono perché semplicemente non lo sanno? Quello che mi chiedo io può sembrare banale ma la risposta è secondo me tutt’altro che scontata. Per quello che ho visto e per le persone che conosco spesso ho visto che la gran maggioranza delle persone si rassegna alla vita che gli è capitata. In poche parole, è vittima del caso.  Ci sono altre persone che invece si accontentano, a differenza delle prime loro non sono intrinsecamente infelici, anzi forse sono le persone più felici al mondo. Loro hanno capito, oppure ne sono inconsapevoli, che è inutile sforzarsi, è inutile andare contro il muro rappresentato dai propri limiti o dai limiti che l’ambiente pone loro.  O forse ancora meglio: semplicemente non ci fanno caso, sono felici di vivere come vivono o semplicemente trovano troppo faticoso cambiare. A volte non c’è cosa più piacevole della propria routine, solo grazie a quella ci si trova a proprio agio, diciamo che solo grazie a quella ci si sente a casa. Il terzo tipo di persone sono quelle che invece non si accontentano, le chiamerò le persone ambiziose. Ma badate bene, non interpretatelo come generalmente lo si interpreta. Io non dico a cosa una persona debba ambire, chi sono io o qualunque altra persona per dire o per giudicare il desiderio di una persona. Quando il desiderio è spontaneo e perciò non costruito ad hoc(e per questo motivo più duraturo), la persona può ambire a qualsiasi cosa: può ambire ad avere una bella famiglia, può ambire ad un qualsiasi tipo di lavoro(anche non ben retribuito), può ambire a viaggiare o ambire a ottenere più esperienze possibili. Insomma veramente a qualsiasi cosa. Queste persone possono essere sia felici che infelici, sono infelici se guardano solo al proprio desiderio dimenticandosi il resto. Usando una metafora molto usata, guardano alla meta scordandosi del viaggio. Si è infelici proprio per questo, non si capisce che la felicità dietro la propria ambizione non sta nell’ottenere quello che si vuole, ma nella consapevolezza  che ogni giorno si ha di andare nella giusta direzione, nella direzione in cui si vuole andare. Tutto questo discorso cosa c’entra con il voler lavorare o meno? Semplicemente perché molte persone considerano il lavoro solo come un mezzo e lo si vive in modo passivo come ore di vita perse al fine di ottenere quei soldi che servono per vivere. Se lo si considera in questo modo viene spontaneo credere che è meglio non lavorare, che sia meglio vivere di rendita o quant’altro. Considerandolo in questo modo però si rischia di cadere in quello che io chiamo frustrazione e insoddisfazione. Se non si riuscirà ad ottenere i soldi necessari per vivere di rendita si passerà la vita guardando il proprio lavoro, accorgersi che non è quello che fa per noi e volerlo cambiare, per ritrovarsi un altro lavoro uguale. Si andrà avanti così per molto finchè semplicemente non ci si accontenterà a vivere come non vorremmo. A volte ottenuto la rendita si vive ancora peggio. Si viene a scoprire che in realtà quello che ci rendeva infelici non era la mancanza di soldi, ma qualcos’altro. A questo punto si perde ogni orientamento possibile e si ricerca la felicità un po’ a casaccio non riuscendo a trovarla mai.

Per questo motivo quando un mio amico mi chiede se sono felice di fare questo lavoro io gli rispondo abbastanza onestamente sì. Non lo considero un peso, non penso che il mio sia tempo sprecato, se lo pensassi me ne sarei già andato da un po’.  Certo il lavoro è duro, ce ne sono di meglio e anche meglio retribuiti, vivo praticamente di lavoro e non ho tempo libero, però la vivo con la consapevolezza che questa rappresenta un’altra tappa verso quello che è il mio desiderio, la mia ambizione di ora. Penso che sia una buona esperienza e che arricchire il viaggio di questo tipo di esperienze lo rende più bello. Insomma prendetemi per pazzo, ma sono contento di ritrovarmi dove ora sono.

Questo non vuol dire che domani non possa andare via da qui, anzi mi sto già organizzando per cambiare, però quando cambierò lo farò con alle spalle un mese o più di lavoro di farm, lavoro che volevo provare e che ho finalmente provato.

Per ora vi saluto e mi dispiace non essere molto attivo in questo periodo, il prossimo post interesserà a molti, oltre a fare una presentazione generale del lavoro in farm in australia svriverò anche a riguardo delle paghe medie e delle farm migliori dove lavorare. Tutto questo grazie a una collega neozelandese che si è girata diverse farm in tutta australia( ha lavorato anche nel mining, magari sento anche per quello).

Quindi,

A presto

” Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta, più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”. (Costantinos Kavafis)

(segnalata da mio fratello e mi sembra che ci stava bene)

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7 risposte a “Vaneggiamenti di un pruner

  1. Ciao christian,
    Veramente una bella riflessione, a tal proposito ti allego una poesia che mi ha colpito molto sul senso della vita, non só se la conosci:Itaca di Costantinos Kavafis

    Saluti Max

  2. Complimenti al post!!! anche io in questo periodo continuo a fare riflessioni del genere…e sono arrivato alla conclusione che nella vita bisogna cercare di fare piú esperienze possibili, belle o brutte che siano..

    • Ho provato a fare un post un po’ diverso non sapendo se sarebbe piaciuto, alla fine il titolo non è stato messo a caso, sono vaneggiamenti non vogliono avere una logica dialettica stretta. Però questa è un po’ un idea che ho… mi fa piacere che sia condivisibile

  3. ehi ti seguo da un po’..e tifo per te che ci ripaghi con i racconti sulla tua esperienza..non so esattamente cosa dire..ma ti stimo..continua così…

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